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giovedì 17 marzo 2011

L'importanza di chiamarsi Pippo

Ci sono segreti custoditi con particolare cura: il terzo di Fatima, l'ubicazione di Atlantide, il suono che fa una sola mano, la ricetta della pasta al forno di mia nonna e, da qualche giorno, il fatto che Lorenzo abbia imparato a chiamare per nome i nonni paterni.
Il pargoletto, infatti, si produce in un perfetto "nonno Pippo" e in un più vago "nonna Gigia" che è stato comunque generosamente omologato in nonna Lidia. Neanche a dirlo la performance gli è valsa la nomina ad erede universale di un patrimonio inestimabile di albi a fumetti e spartiti per canti liturguci.

Coi miei suoceri, invece, è rimasto a nonno e nonna, senza nomi propri. Certo, Pippo e Lidia sono molto più facili da pronunciare rispetto ad Erasmo e Nuccia, ma noi stiamo ugualmente cercando di nascondere questa disparità di trattamento tra avi.
Gli esclusi, poverini, potrebbero rimanerci male. E mentre procediamo con i corsi accelerati di Erasmo e Nuccia, evitiamo ogni possibile occasione di incontro tra consuoceri. Sarebbe uno di quei casi in cui viene fuori il Decoubertinismo dei vincitori: un senso di superiorità d'affetti che si esprime con sorrisi compassionevoli e pacche sulle spalle e che raggiunge lo zenit nella frase: " che volete farci, sono bambini".

E anche io e Laura lo abbiamo imparato che sono bambini, soprattutto quando hanno superato i 60 anni.

mercoledì 5 gennaio 2011

Il numero 1


Cari amici, quell’esserino che era un Puntointerrogativo, poi 23 coppie di cromosomi col segno X, poi un Lorenzo neonato, poi un posto assicurato nei parcheggi riservati alle mamme, poi l’occasione per rivedere tuo padre a quattro piedi mentre fa il verso del tricheco, oggi compie un anno.
Dicono che un figlio ti cambia la vita, ma questo dipende molto dalla vita che facevi prima. Trascorsi i primi due mesi, stabilizzati gli orari di sonno, veglia e cibo, ti accorgi che si esce più o meno come si usciva da sposati, si riprende a leggere libri e ad ascoltare musica e le rinunce non sono molte. Certo, fino all'anno scorso, la sera, credevamo di essere stanchi.
In questo anno di silenzio ne è passata di pipì sui pannolini (e qualche volta anche fuori). Le cronache familiari annotano soprattutto 7 mesi di rigurgiti di cui il silenzio del blog vi ha risparmio i particolari più splatter. È stato duro far accettare al nostro orgoglio genitoriale che il sensazionale bambino di cui si è genitori è definito dalla letteratura medica: “vomitatore abituale”. Aspiravamo a qualcosa di più: che so, un posto da tronista con la De Filippi o da capo redattore a Studio Aperto. Ma tant’è.
Da tre mesi a questa parte Lorenzo ha imparato a camminare e a sottoporre a prove di resistenza alle testate tutti i mobili e gli angoli della casa. Si sposta con velocità ed astuzia felina dalle manopole del gas della cucina, alla terrazza dove lo tenta il sapore di un insetto morto, per poi provare e a scaraventarsi giù dalle scale.
A parte le dovute contromisure e pur avendo noi disobbedito a tutti i consigli degli educatori (in altre parole ce lo siamo goduti), Lorenzo non ci ha dato grossi problemi finché non ha imparato a pronunciare correttamente la sua prima parola che è stata “CAC- CA” e che ama ripetere in ogni occasione. All’inizio può sembrare una trovata simpatica, ma alla lunga tocca stare col fiato sospeso sperando che la commessa del negozio, lo zio, l’amico, il datore di lavoro non facciano troppe domande al bambino, meno che mai la temutissima: “Come mi chiamo io?”
Da qualche giorno, e nessuno provi a stabilire collegamenti, ha aggiunto al repertorio lessicale anche “papà” che viene declamato nel tono: urlo di battaglia, allarme anti atomico, festa carioca, loop da discoteca, dolcezza infinita. Non che importi molto, ogni volta mi commuovo lo stesso.
L’arricchimento delle parole e l'indipendenza nei movimenti fa sopravvivere una sola preoccupazione. Tutte le sere, prima di andare a letto, lo prendo in braccio e lo cullo fino a quando non si addormenta. Questa attività è chiaramente un vizio e assecondare un vizio, dicono psicologi ed educatori, può condurre all’assuefazione e creare un carattere capriccioso, intollerante, sregolato e non collaborativo. Sarà, ma io sono convinto di essere rimasto il bravo ragazzo di un anno fa. O no?

martedì 12 gennaio 2010

Congedo... incipit vita nova

Lorenzo ha compiuto oggi la sua prima settimana di vita extra uterina. Prima o poi, ma sicuramente dopo le due di notte, si sveglierà strillando per la fame, oppure a causa del troppo caldo dei termosifoni o perché non trova il ciuccio o perché vuole essere cambiato. Non c'è molto altro che può infastidirlo, ma io e Laura scopriremo la causa del lamento regolarmente all'ultimo tentativo.

Poche ore di sonno, parecchie di accudimento, molte di sorprese e di incanti minutissimi. Questo è dunque essere padre. Pur vinto dalla vertigine delle stratosferiche possibilità combinatorie che determineranno la sua strada, mi accorgo che Lorenzo non è più un Puntointerrogativo.

E' giunta l'ora di un papà che ragioni con lui e non su di lui.
E' giunta l'ora di congedarmi da questo diario che è stato (almeno per me) un piacevole compagno di viaggio in questa straordinaria avventura.

Un amichevole osanna ai tanti che hanno mostrato simpatia ed amicizia transitando tra questi pixel. Avete seminato talmente tanti indizi di buona volontà e di affetto sincero che qualche Investigatore celeste non potrà lasciarseli sfuggire benedicendo.

In chiaro debito infrango la regola della privacy che si deve ad ogni piccolo che non può esprimere il proprio consenso e pubblico un paio di foto.
Mi presento completamente disarmato alla prova delle somiglianze, perché, come ha detto la mia amica Marita: "Ho sposato una fotocopiatrice"
Grazie di cuore. E' stato un gioco bello, ma ora ne ho uno ancora più bello.



sabato 9 gennaio 2010

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Forse non tutti sanno che
  • Lorenzo è nato con il sottofondo musicale di Enya selezionato dalla ginecologa di turno. 
  • Mia suocera ha imposto il divieto di essere chiamata nonna almeno finquando non sarà Lorenzo in persona a farlo. In questo anno di interregno ha acconsentito ad essere appellata "la mamma della mamma"
  • Sempre mia suocera, in pieno stato confusionale da attesa nipote, ha chiesto al marito: "Ma il tracciato te lo hanno fatto?" La faccia da poker con cui mio suocero le ha risposto rimarrà tra i momenti più comici dell'avventura del parto.
  • Nato nella serata di un prefestivo, Lorenzo ha vissuto da clandestino per circa 30 ore in cui è esistito solo per le persone che gli vogliono bene. Poi è arrivata la burocrazia che tutte le feste si porta via.
  • Mia mamma ha preso l'arrivo di Lorenzo con il solito distacco metafisico. Al primo rigurgito del nipote è corsa a chiamare il primario di neonatologia, quello di ostetrcia, il medico di famiglia e un pediatra che conosce lei: "voi non potete capire quello che ho passato io". Rigurgiti di passato, immagino.
  • La diciassettenne che si trovava in sala travaglio con noi alternava gemiti disumani a chiacchiare da ricreazione con le compagne di banco. Peccato che il paravento ci impedisse di vedere quando le scoppiavano i muscoli e si colorava di verde. Anche al buio, comunque, l'avremmo uccisa. 
  • Le ostetriche tirocinanti sono entrate in camera di Laura e hanno saccheggiato i Baci Perugina: "tanto lei signora non può mangiarli". Per consolarci le abbiamo immaginate mentre si leggevano l'un l'altra, nella perplessità crepuscolare, le frasi di Prevert allegate ai cioccolatini. 
  • Premio del blog Puntointerrogativo a mio suocero che vedendo Lorenzo esclama: " è nuovo nuovo!" 

giovedì 7 gennaio 2010

Reparto maternità

Per ingannare l'attesa passaggiando all'alba in corridoio nel reparto maternità: scattare qualche foto al panorama dove anche il Duomo sembra un mandorlo in fiore e leggere i nomi dei bimbi che appena si affacciano alla vita.
Sarah con l'acca dall'Ucraina e Sara senza acca da Ragusa, Mauro, Gabriele, Giada, Jonathan (no, non ci sono più i nonni di una volta), Anna, ancora Giada, Sofia che è un nome di gran moda come Giulia, ma ha un fascino maggiore, Bashkir cittadino albanese, Lorenzo cittadino del mondo, Vincenzo (ma allora il modello non è fuori produzione?), Ivano, Cherol.
Per quest'ultima è stata presentata regolare denuncia all'autorità giudiziaria contro i genitori.

mercoledì 6 gennaio 2010

Puntointerrogativo

Lunedì 5 gennaio ore 20.20
Lorenzo è appena nato e già mi insegna che non è vero che il primo atto dei neonati è quello di piangere. Quella è una prerogativa dei papà. Lui ha preferito appoggiarsi sul petto della mamma, ha atteggiato il muso ad una strana smorfia che mi piacerebbe contrabbandere per un sorriso e ha incominciato a dialogare con Laura dando vita ad uno degli attimi più incantati della mia esistenza.
Per tutto il resto ci rileggiamo col dovuto distacco, con più calma. Sono stravolto dal sonno (3 ore dormite su 48), dalle emozioni, dalle fatiche. E sono anche un papà, ormai....


lunedì 4 gennaio 2010

quasi ci siamo

Per la religione indù gli esseri umani vivono immersi in un sogno che impedisce di conoscere la realtà: sui nostri occhi è calato un velo che ci separa dall'essenza del Cosmo.
Può capitare, tuttavia, di destarsi da questo sogno per riappropriarsi di qualche bagliore di reale.

Laura, ad esempio, ha rotto il velo di Maya alle 5 di questa mattina, dopo un'allegra serata trascorsa a giocare al Trivial Pursuit.

Come da manuale, dopo esserci dati da fare con pannoloni ed asciugamani, ci siamo recati in ospedale, dove stiamo attendendo che si inneschi il travaglio. Abbiamo circa 24 ore di tempo, poi il parto verrà indotto.

Ho immaginato, talvolta, quali stati d'animo potessero attraversarmi in questi frangenti, dopo 9 mesi (esatti!) di attesa. Ora ci sono dentro e non penso a nulla, mi affido, non indirizzo preghiere a Dio. Mi ricordo che per i cristiani Lui è principalmente padre. Capirà.

sabato 2 gennaio 2010

Previsioni del tempo (di nascita)

La nostra ginecologa al controllo di ieri pomeriggio: "Nessuna contrazione, collo dell'utero chiuso, niente perdite. Questo bimbo prenderà ancora tempo. Ci vediamo tra una settimana"
Abbiamo caricato subito la valigia in macchina. E' scientificamente provato che quando dicono così, il bambino nasce entro 12 ore.

giovedì 31 dicembre 2009

L'enigma della sfinge


Lunedì si è concluso il corso di preparazione al parto. La presenza assidua agli incontri mi ha chiarito definitivamente i tre compiti fondamentali cui deve assolvere ogni papà che si rispetti:

1) Assomigliare durante tutto il travaglio a Carletto Mazzone nell'ultimo quarto d'ora di un derby in cui ci si trova avanti di un gol, con un uomo in meno. In altre parole: svolgere una funzione meramente coreografica, pur rischiando ad ogni secondo le coronarie.

2) Percorere i 10 metri che separano la sala parto dalla neonatologia senza lasciarsi cadere il pupo dalle braccia per più di tre volte. Alla quarta, infatti, intervengono gli assistenti sociali e affidano il bimbo ad una famiglia di ultrareligiosi con 14 figli. Tra trent'anni si scoprirà che la stessa era solita officiare sacrifici umani ad Amon -Ra.

3) Scrivere l'SMS che annuncia all'orbe terracqueo la nascita dell'erede.

Io sono preoccupato soprattutto per quest'ultimo compito. Ho sempre trovato al limite del ridicolo l'abitudine di comunicare la nascita indicando che il bimbo pesa tot ed è alto tot. Esiste un'altra sola circostanza in cui introducono qualcuno tramite l'altezza e il peso, ma in quel caso la persona a cui ti presentano è solita rispondere: "io ti spiezzo in due".

D'accordo: un bambino appena nato non offre molti spunti, però ci terrei ad evitare la banalità. E allora come comunicare che sono diventato padre? Ecco alcune idee.

Informale: "Ehi, Amici, è nato Lorenzo. Quando smetterà di piangere vi chiamerà direttamente lui per raccontarvi come è andata"

Pubblicitario: "Vuoi perdere peso? Chiedi a Laura come..."

Facebook style: "A Vincenzo piace lo stato di Laura e Lorenzo"

Tautgramma: "Letizia lapalissiana: Lorenzo, laggiù, localizza la luce. Leggera Laura, lodata la levatrice"

Anagramma di Lorenzo La Monica (personalizzato per Antonio e Peppe): "Non calmerà lo zio"

Anagramma di Lorenzo La Monica (tutto suo padre): "Orzo non macellai"

Anagramma di è nato Lorenzo La Monica: "Al connazionale remoto"

Anagramma di è nato Lorenzo La Monica: "Nonni, ora alzo Telemaco"

Anagramma di è nato Lorenzo La Monica: "Mozart annoia col leone"

Crittografia mnemonica (per super esperti): "Il Magnifico ha un barbaro" (2, 5, 2, 7) Soluzione: Il parto di Lorenzo

Crittografia mnemonica (per enigmisti di bocca buona): "Jovanotti e Bellucci" (2, 7, 2, 6) Soluzione: Il Lorenzo La Monica

E, ovviamente, buon 2010 a tutti!

venerdì 25 dicembre 2009

Fenomenologia della tombola

I bambini piccoli, si sa, amano i giochi colorati, divertenti, movimentati e rumorosi. Resta un mistero, quindi, la loro passione per la tombola natalizia.
Ciò che sono arrivato a detestare di più nel rituale delle micidiali serate natalizie dedicate alla tombola sono le battute obbligatorie che si sono stratificate nel corso degli anni. Sono nate probabilmente per contrastare il tedio del gioco, ma, come spesso accade, il gioco stesso se ne è impadronito e le ha trasformate in letali armi da sbadiglio.
Immancabile, ad esempio, all’uscita del primo numero è la battuta di quello che esclama: “Ambo!”
Al giro successivo uno dei bambini presenti (quasi sempre il figlio di quello di cui sopra) in analoga situazione esagererà con un: “Tombola!”.
Anche il proprietario del cartellone principale (quando non è un infante di 9 mesi che ha ottenuto il privilegio minacciando di dar fuoco alla Honda 250 che ha appena ricevuto da Babbo Natale) non farà mancare la sua battuta annunciando immancabilmente il 66 con uno squillante: “Novantanove!”
C’è poi quello che immediatamente dopo l’uscita di un numero (per esempio il 24) zittisce tutta la tavolata e domanda: “Scusate, sapete se per caso è già uscito il 24?”.
Anche il sorteggio di un numero non gradito è spesso accolto da una battuta: “No, quello non mi serve, rimettilo dentro”
Quando poi qualcuno realizza la tombola, la procedura di controllo prevede che giunti all’ultimo numero il controllante prenda dal tabellone la tessera corrispondente e nascondendola in mano dica: “Eh no, questo non è uscito!”
Una volta il nostro amico Fabio, catalizzatore di sfortune proverbiali, si era inventato un premio di consolazione inferiore all’ambo, da attribuire a chi aveva messo un solo numero, mentre già gli altri si contendevano la tombola (a me e Laura capita spesso perché il gioco si accorge degli annoiati e li punisce). Lo aveva ribattezzato “ano” per assonanza con l’ambo, con l’uno e con l’anatomia che si associa alla fortuna. La proposta è stata accolta come una bestemmia in chiesa. E così nelle serate natalizie io e mia moglie ogni tanto ci sussurriamo: “Coraggio amore ho fatto ano” sperando che finisca tutto presto e promettendo solennemente che… il Natale prossimo settimana bianca!
Non l'abbiamo mai fatto e con un brivido penso alle festività dei prossimi anni, quando Puntointerrogativo mi vedrà spossato e vorrà giocare a cavalluccio, agli indiani, alla giostra e a nascondino, per poi arrivare alla serata di Natale quando invocherà il cartellone coi 90 numeri. Perché i bambini piccoli, si sa, amano i giochi che non amano i papà.

martedì 22 dicembre 2009

Pura razza Puntointerrogativa

Mia suocera è una S.S.
Prima che qualcuno telefoni al Centro Wiestenthal, mi affretto a precisare che le due lettere sono le iniziali del suo nome e cognome. Tutt’al più, stando alla capacità di preparare la pizza più buona del pianeta e di stirare le mie camicie e di tenerci pulita la casa ora che Laura non ce la fa più, io uso la coppia di sibilanti anche per abbreviarle il meritatissimo nomignolo di Super Suocera.
Qualcuno, però, sentendola parlare di bambini piccoli, potrebbe anche malignare. Nella famiglia di mia suocera, infatti, esistono solo persone bionde e con gli occhi azzurri e mia moglie ha trascorso un’infanzia geneticamente infelice, circondata da zii e cuginetti che sembravano attori di una pellicola perduta di Leni Riefenstahl.
Mia suocera, superata la delusione di due figli dalle evidenti caratteristiche mediterranee (“ma almeno uno mi poteva venire con gli occhi chiari” è il suo lamento più frequente, che si unisce al "Mischino!" che accompagna ogni nascita di bambino bruno di occhi e di capelli), sta riversando la sua attesa di rivalsa sul nostro Puntointerrogativo.
Sul terreno di gioco di Mendel, infatti, i conti sono presto fatti: le nonne sono entrambe delle presenze angeliche con occhi azzurri e capelli chiari, difensori della vera fede e delle caratteristiche più nobili del popolo europeo. I nonni, invece, si presentano tutti e due scuri come saraceni e diretti discendenti di un Gano di Maganza cromosomico.
Io e Laura siamo il miscuglio mandato a giocare la partita. Ignoriamo quali caratteristiche cromatiche riposino nei nostri geni e quale miscela si è combinata nel nostro Puntointerrogativo. Attendiamo la nascita di Lorenzo come i supplici dovevano attendere il responso della Sibilla Cumana. Eredità araba o normanna? Melanina a profusione o col contagocce? Camomilla o cioccolata? Bimbo del baby Shampoo Johnson’s o Calimero mischino e nero? Gesù di Zeffirelli o Gesù di Pasolini? Un tipo o un fenotipo? Purezza o ibridazione? Poiters o Roncisvalle?
Mamma mia che responsabilità essere genitori!

domenica 20 dicembre 2009

A me gli occhi


Siamo arrivati alla 37esima settimana e Puntointerrogativo è ormai un feto a termine di gravidanza. Se nascesse oggi il suo parto sarebbe considerato fisiologico. In altre parole, terminato lo sviluppo dei polmoni, non c'è più nulla in lui che non sia definitivo, eccetto un piccolo particolare.

Tra tuttte le caratteristiche fisiche di un neonato, infatti, il colore degli occhi non può darsi come stabilito alla nascita. Governata da diverse coppie di geni, la colorazione dell'iride alla nascita oscilla tra il blu scuro e il nero e si va sviluppando nell'arco dei primi tre mesi.
In questo modo la natura sta assestando un duro colpo alla pazienza di mia suocera che attende da trent'anni degli occhi chiari in famiglia, ma questo sarà oggetto di una prossima riflessione.

venerdì 18 dicembre 2009

Dummies di tutto il mondo, figliate!

Probabilmente conoscerete quella fortunata serie di libri "for dummies", cioé per imbranati, che spiegano con ironia come approcciarsi a varie tematiche quali il computer, il vegetarianesimo, la fotografia...
Il mio amico Claudio, che ringrazio, mi invia un'esilarante carrellata grafica di istruzioni per l'uso per neo genitori più che imbranati. Ho riso su tutte le vignette, tranne che per un paio che ho trovato veramente utili :-)

Trovate le istruzioni cliccando qui

mercoledì 16 dicembre 2009

Arrivi, partenze e ritorni

Una bella serata, la scorsa settimana, in compagnia di Emanuele e Stefania. Ore intere dedicate all'argomento della gravidanza visto che noi siamo nell'ultimo mese e loro al quinto. Sia Laura che Stefania, quando hanno preso consapevolezza della maternità, hanno ricevuto in sogno la visita di nonni o bisnonni defunti che si interessavano dei nuovi arrivi.
Lascio volentieri ai miei amici professionisti (Valentina e Giovanni, fatevi sotto!) l'interpretazione di questi eventi. Mi piace, tuttavia, pensare che il succedersi delle generazioni coinvolga dal loro Altrove anche gli affetti di cui abbiamo perduto la presenza fisica.

E' solo un caso, ma succede anche nel mito di Ulisse di cui sto leggendo. Il viaggio dell'eore all'Ade si conclude con due incontri. La prima ombra a farsi incontro ad Ulisse è quella di Agamennone, la seconda quella di Achille. Entrambi chiedono notizie dei loro figli e solo dopo aver ricevuto risposta lasciano Ulisse libero di tornare. In altre parole il legame tra i vivi e i morti è simile a quello dei padri coi figli. Leggo nel testo di Zoja: "Sui padri possiamo sempre contare perché, anche da morti, il loro pensiero è con noi"

In questi giorni se ne starà accorgendo anche la nostra amica Gianna, suo malgrado. E' a lei che ho pensato nello scrivere questo post.

domenica 13 dicembre 2009

A pezzi

Ieri sera, davanti al camino e con l'aiuto di Antonio e Gina, abbiamo cominciato il puzzle da 3.000 pezzi che raffigura la mappa settecentesca illustrata a lato. Con inguaribile ottimismo abbiamo fatto due conti che riguardano l'arrivo di Puntointerrogativo: lavoro a parte, ci attendono 5 cambi di pannolino al giorno, poppate ogni 2 - 3 ore, la medicazione dell'ombelico, le ninne nanne, il bagnetto quotidiano, i massaggi, le pesate, i controlli dal pediatra, le visite ai nonni, le notti insonni, qualche foto ricordo.
Insomma ci voleva proprio un passatempo per non annoiarsi nel tempo libero.

mercoledì 9 dicembre 2009

Nati e rinati


Ieri Merlino mi aspettava acquattato davanti alla porta della cucina. Nel tentativo di occultare ciò che resta delle sue crocchette, aveva sparso la sabbia della lettiera per il pavimento, poi vi era passato sopra con la zampa bagnata. Il tracciato di orme conduceva dritto alla sedia della cucina dove è tornato ad affilarsi le unghie. Insomma si è dichiarato veterinariamente guarito.


Ed è scampato dal suo stato confusionale anche John Wayne, il nostro vicino di casa che confondeva l'ordine dei mesi della gravidanza (qui il promemoria).

A scongiurare la sua precipitosa corsa mentale nell'abisso delle date, ci ha pensato il figlio che è nato l'altroieri, in netto anticipo sui tempi. Spero che a Lorenzo non venga in mente nulla del genere. Domenica parto per Roma dove mi fermerò per due giorni, non vorrei perdermi episodi decisivi per questo blog ;-)

sabato 5 dicembre 2009

It's christmas time (lapse)

Quando ho conosciuto Laura era circa il 12 A.C.C. (avanti centri commerciali). A quei tempi mi divertivo a prenderla in giro quando, il primo giorno di dicembre, la trovavo indaffarata nella costruzione dell'albero di Natale. La tradizione, come sanno tutti, prescrive l'erezione dell'albero per il giorno dell'Immacolata, l'otto di dicembre. Quell'anticipo, quindi, mi sembrava un po' infantile.

Nella nostra vita coniugale, comunque, mi sono adeguato all'usanza del primo dicembre. La trovate riassunta nel video in time lapse che ha coinvolto, più o meno attivamente, tutta la famiglia.

E pazienza se dopo 12 anni luminarie, panettoni, regali, alberi e presepi, affollano la città già dal 3 novembre.


martedì 1 dicembre 2009

Un altro eroe

Molti anni fa ho praticato, per circa un anno, la meditazione profonda. Partecipare alla lezione del corso preparto sul rilassamento era quindi come invitare Totti a giocare una partita scapoli contro ammogliati. Sono abitualmente così rilassato che ogni volta che assisto a qualcosa di noioso mi addormento subito, così come suggerisce la prima regola dell'uomo saggio (la seconda dice di non paragonarsi mai a Totti, potrebbero non cogliersi le differenze intellettuali).
L'incontro, invece, è stato parecchio istruttivo. Dopo i respiri di routine, abbiamo visitato la sala travaglio e quella parto che ci hanno fatto una buonissima impressione. C'era anche la vasca per il parto in acqua, ma quello che manca è il personale per praticarlo (alla notizia è seguita una tavola rotonda di affettuose parole sulle gestioni manageriali delle ASP).
L'ambiente, comunque, è molto meno complicato di quello che mi attendevo, quasi carezzevole e fondamentalmente spartano. Che non si mettano idee lussuose in testa, questi neonati!

L'ostetrica ci ha anche regalato un raccontino delizioso su un marito che ho subito sovrapposto all'Ettore del libro che sto leggendo.
Il nostro eroe ha assistito la moglie durante un travaglio durato 18 ore seguito da un parto molto laborioso. Alla fine di tutto, mentre la moglie lamentava i dolori, gli sforzi, le fatiche, le ansie, i punti di sutura, lui, un po' per partecipare, un po' per attirare l'attenzione, sbotta in dialetto la sua ira funesta: "E c'avissi a diri iu ca nun rurmii tutta a notti?" (per i non siculofoni: e che dovrei dire io che non ho dormito tutta la notte?). Ci vuol poco ad immortalarsi...

domenica 29 novembre 2009

Il gesto di Ettore

La femmina di tutte le specie animali mammifere sa come comportarsi da madre. Per i mammiferi maschi, invece, la paternità è un approdo recente e fabbricato senza l'aiuto di un istinto corrispondente. La qualità di padre, insomma, non l'abbiamo ricevuta dalla natura e va imparata nel corso della vita. Lo sostiene Luigi Zoja nel libro che porta lo stesso titolo che ho dedicato a questo post e che ha un sottotitolo di incandescente attualità: preistoria, storia, attualità e scomparsa del padre. Devono averlo letto anche i miei colleghi futuri papà del corso preparto, ormai presenti in massa alle lezioni. Quasi tutti più agitati delle mamme, tutti responsabilizzati nel prendere i tempi delle contrazioni, nel massaggiare al travaglio e di non svenire al momento del parto.
Poiché la psicologia mi affida la parte di chi deve imparare, mi sono sentito molto tranquillizzato dalle spiegazioni degli ostetrici, mentre Laura, istintivamente, alternava le sue preferenze tra parti naturali, in acqua e cesarei a secondo delle immagini che ci mostrava l'ostetrico.
Forse, davvero, comincia da questi piccoli segni la scomparsa della figura classica del padre. Da questi piccoli segni e dall'espressione inebetita che aveva uno dei partecipanti al corso pre parto, diventato papà in anticipo sui tempi e totalmente alieno alle felicitazioni e ai parenti che gli giravano intorno. Insomma uno che dovendosi presentare a duello contro Achille avrebbe mandato avanti la tartaruga di Zenone o, al massimo, avrebbe invitato l'eroe al bar per festeggiare.

mercoledì 25 novembre 2009

Oggi prigione tu, prigioniero io


Patrizia e Stefano me lo avevano detto. In una delle serate romane che trascorro assieme alla loro ospitalità e alla cucina superlativa di Patrizia, il discorso è caduto su bambini ed animali. Sarà stato qualche anno fa, quando nella mia vita non c'erano puntiinterrogativi o maghi miagolanti e nella loro c'erano un paio di furetti male in arnese. Mi hanno detto che l'accudimento sposta le prospettive. Prima trovavi esaltante un gol al volo di Totti, una rima di Gozzano, un tocco di basso di Roger Waters, una notte in cui riesci a vedere la Via Lattea dal giardino di casa. Poi arriva una creatura che si affida totalmente a te e la vita cambia.

Non volevo crederci, ovviamente. Un figlio si incastra tra le altre cose belle della vita che continuano tutte ad esserci e che diamine!

Mi sono tornati in mente, Stefano, Patrizia e le loro conversazioni, questo pomeriggio. Andando al lavoro cominciavo inconsciamente a sentirmi sollevato e quasi contento perché il gatto Merlino, dopo 3 flebo, 2 pasti sparati in bocca con la siringa e un antibiotico, ha quanto meno fatto la cacca.

Deve essere così che si comincia a consegnare la testa della Roma, dell'arte e dell'astronomia al boia dei ruttini, delle colichette, del pappo, del dindi e di tutti gli altri graziosi vezzeggiativi a cui dovrò abituarmi.